COLTIVAZIONE IN SUBSTRATI INORGANICI E MINERALI ESPERIMENTI E RIFLESSIONI

(TESTO ED IMMAGINI ORIGINALI DELLA CONFERENZA DEL 14 GIUGNO 2025 IN OCCASIONE DEL MEETING EEE SVOLTOSI IN VILLA DEI LEONI A MIRA -VENEZIA-)

Fase prima, introduzione ed abbozzi di pensiero teorico:

la premessa necessaria e’ che questa conferenza rappresenta un percorso nel pieno del suo svolgimento, che non ha ancora trovato conclusione, sulla quale non ci sono previsioni di tempistiche precise, anche se qualche barlume di idea sta iniziando a palesarsi (ne parleremo sul finale, cercando insieme di sviluppare una prospettiva attendibile).

Mi piace pensare di poter favorire ispirazioni e nuove idee, partendo dalle riflessioni collettive che possono scaturire da questo nostro incontro.

Parte teorica e necessarie considerazioni:

il percorso delle sperimentazioni con la coltivazione in substrati inorganici l’ho iniziato circa 15 anni fa. sono stato ispirato, a dire il vero, da daniele righetti che faceva prove di coltivazione di alcuni esemplari di cephalotus in pura sabbia di quarzo (una sabbia bianca) nella sua serra gaggiano, nel cuore della pianura milanese.

Anche alcune riflessioni circa diverse immagini di piante in natura, che riportano situazioni di crescita in pura sabbia (dionaea e cephalotus in primis) mi hanno indotto a sviluppare pensieri circa quale sia il vero valore aggiunto della torba (massimamente utilizzata come substrato di coltura).

Piccolo ricapitolo (scontato, ma necessario, per introdursi nel percorso) sul motivo dell’utilizzo della torba acida di sfagno: si tratta di materiale organico di origine vegetale PARZIALMENTE DECOMPOSTO, che presenta, come caratteristica importantissima, un valore di acidita’ chimica misurabile in ph 3-4. Quindi, nella scala convenzionale tra 0 e 14, si intende ā€œacidaā€.

Una delle conseguenze dirette dell’acidita’ e’ l’inibizione della vita dei batteri decompositori aerobi (che necessitano di ossigeno per vivere) . Tuttavia esistono batteri anaerobi che possono sopravvivere e prosperare in assenza di ossigeno, degradando la sostanza organica e creando, quindi, sostanze nutritive fruibili (che, come ben sappiamo, le piante carnivore non tollerano se non in quantita’ minime).

I due principali fattori che influiscono sulla loro vita sono la temperatura e l’acqua. L’unione di questi due fattori e’ il potentissimo, ovvio e naturale, detonatore della disgregazione e demolizione della sostanza organica di cui e’ composta la torba nella sua totalita’. Qui sorgono i primi problemi con la coltivazione dei generi piu’ sensibili alla presenza concentrata di sostanze azotate.

Altra considerazione importante nasce sull’osservazione degli habitat di provenienza: sono in costante movimento. L’acqua degli stagni, delle torbiere, delle paludi non ĆØ ferma (per quanto possa sembrarlo) ed e’ in continuo ricambio. Le piogge frequenti, nella stessa maniera, influiscono sull’impoverimento dei substrati e sul dilavamento delle sostanze nutritive eventualmente generatesi. Tutto cio’, favorisce un ambiente povero e poco accogliente per molte specie vegetali.

In coltivazione, nel 99% dei casi, si semplifica e si tenta di riprodurre tutto cio’, con vasche e/o sottovasi chiusi, senza ricambio, dove ogni singola molecola o particella rimane presente ed a disposizione a tempo indeterminato, finendo inevitabilmente per saturare l’ambiente (prendiamo l’acquario come esempio l’acquario come micro-habitat chiuso).

Si cominciano a delineare i contorni del concetto e della comprensione profonda di ā€œcosaā€ sono le piante carnivore nella loro essenza. Ricordiamo bene questo passaggio perche’ sara’ importante nelle conclusioni finali.

Fase seconda, parte pratica:

come dicevo prima, tra il 2010 ed il 2015 ho effettuato qualche timida prova di coltivazione in inorganico, usando sabbia di quarzo per acquari (askoll, aurum) su alcuni generi sempre ā€œcomplicatiā€ alle nostre latitudini mediterranee che, puntualmente all’arrivo dell’estate, portano al pettine numerosi nodi, con inevitabili perdite e conseguenti delusioni.

Ecco alcuni esempi delle prime esperienze con Cephalotus, Heliamphora e Dionaea.

Hanno avuto vita felice e rigogliosa, fino a quando i miei mesi in prossimita’ del trasloco per cambiare abitazione, hanno distolto le mie attenzioni su alcuni aspetti della coltivazione minuta e, purtroppo, diverse di queste non sono sopravvissute.

Ho pero’ avuto modo, in quelle prime prove, di capire fin da subito quale fosse il vero vantaggio, immediato e lampante, della coltivazione in substrato inorganico: la possibilita’ di mantenere un ristagno idrico costante e fisso (pure alto) sotto i vasi!! Roba che con torba (o sfagno o altro organico) risultava deleterio e mortale in estate.

Stiamo iniziando a capire il perche’, il filone di pensiero…

Trascorrono ancora 2/3 anni e qualcosa mi ronza per la testa, consapevole di aver lasciato il lavoro a meta’, anzi, appena abbozzato.

Pensate che da diversi anni mi era rimasta viva e vegeta, una drosera capensis che misi in una bottiglia di plastica di acqua minerale, con sola acqua pura, che rabboccavo di tanto in tanto quando il livello, di poco, calava.

Ebbene, nel 2020, da quello spunto, ho sperimentato la coltura in acqua di dionaea muscipula (notoriamente sensibile alle roventi estati mediterranee, causa di numerosi decessi e sofferenze) tenuta dentro ad un bicchiere di plastica, sostenuta e mantenuta verticale da due spugne di resina, sintetiche, non organiche: sul mio canale youtube, il video su ā€œdionaea in spugnaā€. Poi provata anche drosera capensis. Sostanzialmente, sono coltivate in acqua pura.

Non solo sono sopravvissute benissimo una stagione intera, ma pure per quella successiva, coltivate in condizioni di luce e temperature proibitive per esemplari identici in torba, ma cresciute e sviluppate perfettamente!

Cio’ dimostrava, in maniera chiara, come non sia il fattore temperatura ad incidere negativamente sulla salute di dionaea, tantomeno l’alto livello idrico. il fattore discriminante era il terzo, l’ultimo rimasto: la torba, ovvero la materia organica. Temperatura ed umidita’ ne favoriscono il degrado, con conseguente rilascio di materia azotata nella vaschetta e quindi sofferenza delle piante presenti!

Fase terza, sperimentazioni con altri generi e substrati:

a questo punto (siamo nel biennio 2021/2022) le riflessioni e le idee mi nascono a valanga e mi inducono a pensare che le maggiori difficolta’ riscontrate nella coltivazioni di alcune piante ritenute ā€œdifficiliā€ si manifestano prevalentemente durante l’estate e l’elemento massimamente indiziato come causa delle sconfitte era stato, fino a q quel momento, l’acqua.

Tuttavia, alla luce di quanto osservato con dionaea e drosera in acqua, mi sono sentito di escludere questa possibilita’ (andando contro a molto scetticismo generale) cimentandomi in una prova importante: coltivazione di cephalotus follicularis in pura acqua, per tutta la stagione vegetativa. Un appassionato coltivatore che ha seguito questo esperimento, mettendolo in pratica (aiutandomi cosƬ ad aumentare la casistica sulla pratica ed offrendomi assistenza) ĆØ stato Roberto Venturini, che ringrazio sentitamente.

Roberto ha ripetuto l’esperimento utilizzando, a differenza mia, un supporto di rete di plastica per la sua pianta, che non ha rilasciato alcuna sostanza come, invece, il mio in metallo. Ebbene, i risultati sono stati sorprendenti: non solo siamo riusciti a dimostrare che non e’ l’acqua il fattore di rischio per cephalotus, ma che nemmeno il calore abbia incidenza degna di nota!

Si stava aprendo un mondo, che avrebbe da li’ a pochi mesi avuto una svolta poderosa nella coltivazione di cephalotus, heliamphora, nepenthes, drosera e pinguicola messicana in genere. con il grandissimo vantaggio di avere sempre ristagno idrIco presente, comodita’ di grandissima rilevanza nella coltivazione di piante che necessitano di molta acqua per vivere!

Escludendo la torba, quindi, quale substrato si puo’ rendere credibile nel tentare nuove strade di coltivazione?

Mi torna in mente e con rinnovata energia il pensiero della sabbia di quarzo, di 15 anni prima, accorgendomi presto, pero’, che la sabbia porta diversi svantaggi di non poco conto: e’ pesante, si compatta, non trasporta bene acqua in superficie, si asciuga troppo velocemente.

Mi balena l’idea di rivolgere la mia attenzione sui substrati minerali largamente utilizzati per i bonsai: akadama, kanuma, kyryuzuna. sono argille giapponesi, con ph tra il poco acido ed il leggermente basico (ma non fa alcuna differenza, sono inorganici) e sono preparate in granuli piu’ o meno fini o grossolani: definiamoli ā€œsubstrati baseā€.

Con l’aggiunta di perlite o sabbia grossolana, raggiungono la miscela desiderata di compattezza/arieggiatura!

Aggiungo anche, piuttosto importante, il lapillo vulcanico in granuli piccoli, che rilascia micro elementi minerali e nutrienti lentamente (quasi fosse osmocote): definiamoli substrati ā€œcomplementariā€.

Li provo, sono una illuminazione.

Fase quarta, coltivazione in inorganico:

si apre un mondo alla luce di queste prime considerazioni e si delineano molteplici percorsi virtuosi. Nel corso dell’ultimo triennio, ho tentato prove di coltivazione su svariati generi (esempi in mostra) con risultati largamente soddisfacenti e talvolta sorprendenti. Per esempio questo esemplare di Cephalotus

era ridotto ad essere unicamente una radice. E’ ripartito in un “mix”composto da base di kyriuzuna, perlite e lapillo 80-10-10. Questo probabilmente e’ l’esempio piu’ fulgido al quale ho assistito.

Ho effettuato prove 12 mesi all’anno per tre anni e sono arrivato alle prime conclusioni su quale sia la miscela migliore per questo o quel genere, nelle mie condizioni di coltivazione!

Facciamo attenzione perche’ questa valutazione ĆØ importantissima. Tuttavia, sono decine e decine le testimonianze di successo provenienti da ogni parte d’Italia, in condizioni climatiche, anche, di caldo intenso, con irrigazione con sottovaso ed acqua costante (questo e’ il grande beneficio che abbiamo ottenuto realmente!)

sul mio canale youtube sono testimoniate tutte le fasi delle prove, effettuate nel corso di questi anni, anche con video-live, in presenza di tanti coltivatori.

Sinteticamente, posso riassumere le miscele che hanno offerto i migliori risultati:

Cephalotus: base akadama (o kyriuzuna ma preferisco akadama perche’ trasporta e trattiene meglio acqua) perlite – lapillo 80-10-10.

Dionaea: base akadama-perlite 80-20 (non mi sono trovato bene con kanuma e kyriuzuna sul periodo 12/16 mesi)

Drosera regia e Drosera ā€œda zona umida in generaleā€: kanuma/perlite (esempio su heliamphora). non escludo che possa andare bene anche akadama – perlite (per picciolate e pigmee) 80-10

Heliamphora: kanuma-perlite-lapillo (80-10-10) ma anche akadama pura ha funzionato (esempio in mostra)

Nepenthes: kanuma-perlite per la maggior parte tra quelle che ho testato

Pinguicola messicana: esempi in mostra (stanno bene in purezza con tutti).

Considerazione personale: non mischiare tra essi i vari ā€œsubstrati baseā€ perche’ esistono differenze di resa (non ho capito ancora il motivo, ma presumo possa trattarsi di una questione di composizione chimica della materia).

I vantaggi li abbiamo gia’ menzionati e potremmo aggiungerne un altro: nel caso di concimazione, non vi sarebbe alterazione chimica del substrato in quanto inorganico; un altro e’ che posso facilmente essere lavati con irrigazioni abbondanti dall’alto, lasciando defluire l’acqua a piacimento; poi, certo, quello più impattante sulla praticita’ di coltivazione e’ la possibilita’ di mantenere il ristagno idrico, importantissimo nella gestione dei mesi estivi, senza il pensiero della marcescenza!

In ultimo, vi lascio con una domanda/riflessione: quale sara’ il prossimo gradino di evoluzione di questa strada intrapresa? La metto li’: coltivazione in acqua, idroponica, con ricambio costante della stessa, provando diverse soluzioni di concimazione ed eliminando completamente ogni tipo di substrato. Mi rendo conto che si tratta di una soluzione non facile, sia su piccola che su larga scala per diverse ragioni, pero’ occorre prenderla in considerazione.

Le idee generano sempre nuove idee, il percorso e’ tracciato, si tratta di provare, osservare e capire. Se penso a quanto tempo abbiamo dedicato a ripercorrere vie gia’ battute, senza considerare che la soluzione per certi insuccessi si trovava proprio nella natura stessa delle piante carnivore: piu’ e povero e scarno il substrato, piu’ sono felici.

Ce ne abbiamo messo di tempo, pero’ meglio tardi che mai.

Adesso, andiamo avanti.

(Testo ed immagini di Andrea Amici)

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2 risposte a “COLTIVAZIONE IN SUBSTRATI INORGANICI E MINERALI ESPERIMENTI E RIFLESSIONI”

  1. Ciao Andrea
    Interessantissimo l’utilizzo di questi materiali inerti che sembrano favorire una resa migliore e anche una minore manutenzione e rinvaso dato dall’assenza di decomposizione
    Ti vorrei chiedere se comunque questi materiali vanno sostituiti nel tempo o integrati con fertilizzanti blandi
    Grazie

    1. Ciao Emilio, perdonami il ritardo sulla risposta ma il messaggio era rimasto “in ostaggio” del server che (non ne conosco la ragione) non lo approvava!
      Tra l’altro, la tua domanda ĆØ interessantissima e molto pertinente!
      I substrati organici NON degradano e non c’ĆØ necessitĆ  di rinvasare e/o sostituire, se non quando la pianta ospitata non ha più spazio e quindi occorre allargare il vaso, ma solo questo ĆØ il caso che prevede una sostituzione (a dire il vero, si protrebbero riutilizzare addirittura gli stessi substrati, magari lavandoli un pochino…)
      Le piante carnivore catturano tanto e volentieri, quella ĆØ la base della loro crescita. Ciò ĆØ ancor più rilevante in un un substrato completamente privo di nutrienti base: se si volesse integrare, lo si potrebbe fare attraverso blande concimazioni fogliari, con fertilizzanti per orchidee, senza “inquinare” il substrato che manterebbe la sua integritĆ  e purezza. Un bel vantaggio consiste nel fatto che se anche qualche parte del fertilizzante andasse ne substrato, non avrebbe alcun potere di degrado in quanto inorganico! Si starebbe comunque sul sicuro.
      Se hai ulteriori dubbi e/o domande, dimmi pure!
      Ti ringrazio ancora e ti auguro buona giornata.

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