Drosophyllum lusitanicum, il primo cavaliere.

Due curiosità: viene (non da me!) reciso ed appeso come carta moschicida, efficace, perchè conserva la colla sulle foglie, a lungo; il suo dolcissimo profumo di miele, attrattiva irresistibile per moltissimi insetti, è così intenso da coprire ogni fragranza di altra pianta carnivora, attorno ad esso.

Torniamo all’inizio.

Sono conosciute e classificate circa 650 specie di piante carnivore, diffuse in tutto il mondo e capaci di colonizzare ogni tipo di ambiente, a seconda della caratteristiche d’adattamento sviluppatesi.

Dal punto di vista tassonomico, sono distribuite in 12 generi e 5 famiglie.

Tra i vari generi, alcuni sono rappresentati da un’unica specie come Darlingtonia californica, Cephalotus follicularis, Aldrovanda vesiculosa. Ed anche beh, la gran Regina: Dionaea muscipula. Nel menzionare queste fantastiche creature, mi tremano i polsi per quanto charme provocano alla sola evocazione, quasi fossero spiriti guida che sorvegliano pensieri ed azioni.

A questo aristocratico gruppo, al “gran ballo delle elette”, partecipa orgogliosamente il protagonista di questa recensione: Drosophyllum lusitanicum (Link, 1806), in qualità di Primo Cavaliere alla corte della Regina.

Tra l’altro, mi sono stupìto nello scoprire di non aver mai dedicato interamente un solo foglio in tanti anni di scritti sullo storico blog “Il Pigliamosche” (immagini sì, certo, ce ne sono a iosa) a questa straordinaria supercarnivora collosa e voracissima!.

“Il Droso” è una di quelle piante carnivore non facili da incontrare. Non intendo certo in Natura (nel suo areale di crescita seppur relativamente limitato alla costa atlantica del Portogallo, all’estremo sud della Spagna ed alla punta nord del Marocco, è diffuso ed è facile individuarlo) quanto in coltivazione, nelle collezioni. Ancor di meno, sul mercato. In larga scala non è proposto quasi mai, probabilmente a causa della sua fragilità, si rompe facilmente, forse il trasporto sarebbe complicato. In più, soffre particolarmente i rinvasi quando le radici sono appena appena grandicelle.

Per queste ragioni, se non si trova facilmente un esemplare disponibile, la soluzione migliore per iniziare a coltivare Drosophyllum, è da seme. Sono largamente diffusi, in virtù della generosissima produzione che anche solo una singola pianta può offrire: i fiori (foto) prodotti in gran numero ed autoimpollinanti, formano un frutto che, al termine della maturazione, porta al suo interno un numero rilevante di piccoli semi neri.

Per favorire la germinazione, ho sentito consigliare una immersione per 24/48 ore in soluzione acquosa con acido giberellico; in alternativa la tecnica della scarificazione delle cuticola esterna del seme, con fine carta vetrata, fino ad incontrare la parte bianca, sottostante. Se la prima tecnica la posso ritenere valida, la seconda mi appare fortemente rischiosa perchè basta poco per danneggiare irrimediabilmente il seme e inibirne la germinazione. Personalmente, non seguo ne’ l’una ne’ l’altra via, semplicemente li appoggio così come sono sul terreno.

Nel caso si avessero a disposizione semi freschi, appena raccolti, va benissimo seminare immediatamente, in giugno/luglio, al fine di sfruttare la massima carica germinativa possibile, come avviene in natura. Altrimenti, il periodo per appoggiare i semi sul substrato germinativo (una parte di torba, una di quarzo fine e/o perlite) è la fine di febbraio, inizio marzo.

Consiglio di utilizzare un contenitore/vaso profondo 12/15 cm, senza sottovaso: bagnare finemente dall’alto per mantenere la superficie sempre umida. Si possono utilizzare contenitori più bassi, 5/6 cm, a patto di raccogliere le giovani piantine poche settimane dopo la germinazione e non tenerle nel letto di crescita troppo a lungo.

I semi vanno distribuiti lasciando una distanza di almeno un centimentro l’uno dall’altro. Si possono ricoprire finemente con torba setacciata, a formare un leggerissimo velo coprente. E’ importante posizionare questa “culla” in un luogo tiepido e ben luminoso, anche con il sole diretto della primavera.

Plantula di Drosophyllum appena nata. In alto, a destra, la cuticola secca del frutto che ha prodotto i semi

Una volta nate, le giovani e piccole piantine di Drosophyllum vanno trapiantate in quello che sarà il loro vaso/contenitore definitivo.

Giovani Drosophyllum appena sistemati nel loro vaso definitivo.

E qui arriva la parte stimolante della storia. Fino a qualche anno fa, ci si adeguava tutti alla “scuola inglese” della quale grande riferimento era il mitico e compianto Adrian Slack: tecnica del “vaso dentro al vaso” (vedi illustrazione) al fine di evitare il contatto diretto con l’acqua del sottovaso, che può danneggiare le radici abituate a terreni permeabili, friabili, mai intrisi costantemente d’acqua, tuttavia sempre umidi. Nel corso degli anni e delle mie esperienze con Drosophyllum, mi sono accorto tuttavia che alle nostre latitudini mediterranee, specialmente in estate (spesso torrida per molte settimane) questa tecnica inglese non portava a buoni risultati duraturi: esemplari stentati, filati, rinsecchiti, poco vigorosi. Allora si provava a tenerlo in modo “classico”, cioè come la maggior piante delle piante carnivore, in “modalità pianta palustre”: vaso immerso costantemente in acqua. Ma anche così, la conseguenza era demotivante: Drosophyllum spesso marciva, nonostante tante miscele diverse di substrato, in special modo quando ad ottobre iniziava a rinfrescare ed il consumo dell’acqua rallentava di colpo. Tra le varie dicerie, una affermava che le piante sistemate troppo vicine le une alle altre, si uccidessero a vicenda attraverso l’emissione di un ormone radicale letale, al fine di ridurre la concorrenza nell’accaparrarsi lo spazio disponibile. Si era diffusa, addirittura, la leggenda che Drosophyllum lusitanicum fosse una pianta annuale (!), il che giustificava anzi copriva l’errore coltivativo che stava alla base!

Così, nel tentativo di sovvertire ogni errata convinzione, con le ultime generazioni di semi che ho fatto nascere, ho intrapreso un’altra strada, unendo in sintesi tutte le conoscenze acquisite: ho messo i giovani nati nel vaso definitivo di terracotta e smaltato in esterno, profondo 40 cm e largo 30 (6/8 piante). Il substrato è composto da torba, sabbia di quarzo grossa, lapillo vulcanico fine, perlite in parti uguali. Substrato molto drenato ma con possibilità di mantenimento dell’umidità data la presenza della torba. Ho sistemato un sottovaso di 3 cm, per mantenere sempre bagnata e fresca la parte profonda del vaso.

L’irrigazione la effettuo dall’alto, bagnando diffusamente con un annaffiatoio fino a che non vedo scende l’acqua nel sottovaso. Quella successiva, la effettuo quando l’acqua si è asciugata. In estate è una pratica ogni due o tre giorni, in inverno una volta ogni dieci. Posizionato a sud, gode di pieno sole dalla mattina alla sera.

Altro che pianta annuale! Questi Drosophyllum (provenienti dall’Andalucia, vicino Puerto de Galìs) hanno trovato una condizione così soddisfacente che sono letteralmente esplosi! In un anno e mezzo sono diventati piccoli arbusti collosi, con tronchetto legnoso completamente ricoperto e protetto dalle vecchie foglie secche. Quelle nuove, escono fuori come spade luminose, profumatissime e super attrattive! Quando lo osservo in controluce, rimango incantato dallo spettacolo che mi regala:

Ora è alto (anzi, sono alti) quasi cinquanta centimetri ed ogni pianta mi offre decine e decine di fiori gialli, a maggio. E centinaia di semi!

Prima, pianta mitizzata e ritenuta inafferrabile. Poi, difficile, lunatica, incomprensibile. Ma no, macchè pianta lunatica: aveva solo bisogno di essere riportata vicino alla sua vera natura, ossia di pianta mediterranea-calda che prospera su terreni drenati ma umidi e freschi. Nulla di più semplice: la conseguenza è un regalo quotidiano di profumi e luci, con la sensazione crescente d’essere in compagnia di una creatura fantastica che si sente a casa, tra noi.

Io, Mathias e Drosophyllum, oggi.

by Andrea Amici (le piante e le immagini sono dell’autore)

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2 risposte a “Drosophyllum lusitanicum, il primo cavaliere.”

  1. Salve Andrea sono interessato alla drosofhyllum ma non so come procurarmi i semi e mi chiedevo se lei mi potesse dare dei consigli in merito comunque abito in Sicilia a Palermo la ringrazio a priori.

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